Il futuro della scuola è il tablet?

di Laura Lucarini

   

 

Nativi digitali

 

 

La scuola del futuro comincia a prendere piede nei programmi istituzionali: numerose le iniziative per introdurre nel mondo scolastico nuove tecnologie, in particolare i Tablet visti come potenziale sostituti del caro e storico libro cartaceo. Diverse le opinioni fra docenti e genitori degli alunni in seguito a esperimenti già effettuati sia negli Usa sia nel resto del mondo.
Negli anni, la tecnologia ha sempre accompagnato il mondo dello studio dai primi computer a quelli di ultima generazione con la relativa evoluzione dei loro diversi supporti. C’è chi ha provveduto ad aggiornarsi e chi invece è rimasto indietro creando così diversi livelli di competenza in merito, facendo si che il panorama scolastico diventasse variegato e, a volte, sin troppo caotico, soprattutto per quella generazione lontana dagli odierni Nativi Digitali per i quali sembrano esserci meno problemi essendo nati con Internet e tutta la tecnologia a esso succeduta.
Oggi ci prepariamo ad affrontare un ulteriore passo in avanti nel binomio scuola-tecnologia: si comincia a vedere nelle classi, di ogni livello e ordine, l’approdo del Tablet come strumento didattico.
Se prima si temeva la morte del classico libro cartaceo, questo nuovo tipo di supporto invece lo rilancia, aggiungendo anche nuovi contenuti e funzioni. Gli e-book possono esser sfogliati, sottolineati proprio come un libro, ma possono contenere anche collegamenti a internet ed altre applicazioni interattive.
Diversi i tipi di Tablet oggi in circolazione, dal più famoso iPad della Apple, ai Tablet Android a quello in costruzione della Microsoft, che sfiorano la potenza di un vero PC in alcuni casi, montando anche processori Quad - core.
Le opinioni di insegnanti e genitori sono divise fra chi apprezza l’innovazione e chi teme che possa avere effetti negativi sull’educazione dei ragazzi.
Punto fondamentale di discussione è il prezzo. Questi nuovi supporti, di certo dispendiosi, fanno grande impressione per il costo “unitario” da sostenere, ma stando a calcoli sommatori dovrebbero in realtà aiutare le famiglie a spendere di meno. Lo strumento andrebbe a sostituire i libri di testo, salvando così anche la schiena dei ragazzi, i cui zaini non verrebbero più appesantiti da libri e quaderni. Ciò non sembra però convincere le famiglie, ancora diffidenti verso questo possibile cambiamento.
Oltre alla spesa ci sono diversi “contro” emersi nei primi approcci. Principalmente i progetti sperimentali nelle scuole sia italiane sia all'estero tendono ad acquistare il tablet di casa Apple, ma i risultati per ora non sembrano soddisfacenti. Il nodo è la compatibilità fra i diversi device posseduti sia dalle scuole sia dai docenti, ma anche dai ragazzi, creando così non pochi problemi di scambio dati che il sistema chiuso della Apple rende difficile.
Altro problema è la difficoltà d’aggiornamento per i docenti, soprattutto quelli con tanti anni di servizio, abituati a mezzi della generazione precedente. Non avendo dimestichezza, non conoscendo appieno le potenzialità della nuova tecnologia e con poco tempo per aggiornarsi, il rischio potrebbe essere di non riuscire a usare appieno le possibilità che il nuovo mezzo concede.
La competizione-collaborazione tra i supporti rimane oggi uno dei muri più grandi al sogno di un’istruzione che tragga liberamente pieno vantaggio dalle nuove tecnologie che dovrebbero rappresentare un’innovazione collettiva, per tutti.
Costi elevati ed ecosistemi chiusi creati per ragioni di mercato limitano purtroppo questa grande possibilità. Riempiendo le classi di iPad, senza considerare altre opportunità che il mercato offre, il timore è di vedere bloccate intere classi di studenti in una sorta di ecosistema pre-costituito, in un "indottrinamento" verso il sistema Apple/iPad che è stato reso state of mind da anni di marketing di successo.
Da riconoscere è anche il fatto che queste nuove tecnologie potrebbero offrire ulteriori possibilità nell’ambito scolastico una volta sistemate le problematiche principali. Si potrebbe avere una condivisione dei materiali più agevole sia fra docente e studente, ma anche fra i diversi istituti, la possibilità di accedere ad applicazioni multimediali per agevolare l’apprendimento, un maggiore uso di supporti audio e video e in particolar modo permetterebbero alle persone con handicap visivi o di altro genere di accedere molto più facilmente all’apprendimento.
In definitiva essere entusiasti o meno di questa nuova realtà digitale che avanza? Si e no. Senza lasciarsi prendere dall’entusiasmo, cadendo nell’ormai superato determinismo tecnologico, ma nemmeno rinunciando a ogni possibilità di cambiamento con quella diffidenza che purtroppo caratterizza l’Italia.
Stiamo comunque parlando di uno strumento dalle grandi potenzialità: multimedialità, connettività e facilità di interazione rendono i moderni device non solo potenziali “sostituti” dei libri di testo, ma veri e propri "contenitori" di strumenti e stimoli per i nuovi studenti.
Tenendo conto della naturale propensione dei nativi digitali verso le nuove tecnologie, è forse questa l’occasione per tornare su un piano a loro molto vicino e agevole? Perchè non cogliere da questo nuovo approccio, nuovi stimoli, metodi di insegnamento e opportunità?

 


 
 
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