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Automazione. Il lavoro se ne va?

di Sandra Renzi

 

 

 

 

 

 

 

di SANDRA RENZI

 

 

Kenneth Rogoff, professore dell’Università di Harvard e noto economista, ragionando sul futuro del lavoro nell’era dell’automazione ha prospettato il caso del cambiamento avvenuto al gioco degli scacchi e ai giocatori  professionisti dopo  che, nel 1997, il computer dell’IBM Deep Blue sconfisse il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov in una partita lampo. Riferisce Rogoff, in un suo articolo dell’ottobre 2012, che gli sponsor degli scacchi cominciarono a tirarsi indietro dal pagare milioni di dollari per ospitare partite di campionato tra gli esseri umani ma, che, al tempo stesso, la disponibilità di programmi per computer e partite online ha creato interesse per gli scacchi tra i giovani, i genitori e le istituzioni educative di molti paesi. Molti giocatori hanno cominciato quindi a guadagnare bene insegnando gli scacchi ai bambini, mentre prima del Deep Blue, il  guadagno era riservato ai pochi professionisti. Un caso emblematico che appare come monito per chi grida “al lupo, al lupo” di fronte all’avanzare dei cambiamenti tecnologici che sostituiscono la macchina all’uomo. Di fatto ciò accade in molti settori. Per fare qualche esempio, uno studio rivela che colf e badanti presto saranno sostituiti dai robot,  il bibliotecario scomparirà per l’evoluzione verso l’eBook, come pure l’edicolante per la svolta verso il giornalismo online. Ma occorre guardare la crescente automazione come possibilità di eliminare l’errore umano, di sollevare uomini e donne da lavori faticosi e poco gratificanti, e di svelare nuove opportunità di lavoro a partire da questi principi. Non dimenticando, come diceva Sant’Agostino dei rivolgimenti nel suo tempo che anche ciò che accade oggi “è la fine di un mondo, non è la fine del mondo”.

 

 

 

 

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