Ennio Bertrand intervista se stesso

Ennio Bertrand

 

 

 

Domanda: Hai prodotto dei nuovi lavori che usano la parola e la poesia. Ci racconti qualcosa in proposito?

Risposta: Sono alcune installazioni interattive di parola o poesia. Lavori nuovi iniziati nel 2010. Tutto è partito con l’invito da parte della curatrice Lia De Venere al Festival della valle d’Itria a Martina Franca. L’invito era a tema obbligato in quanto si chiedeva un lavoro che contenesse un preciso riferimento alla commedia Napoli milionaria di Eduardo De Filippo. Opera inserita in riallestimento nel Festival. In quel periodo stavo lavorando ad un progetto il Theremino, completamente nuovo, per gestire la prossimità di un visitatore e collegarla ad un suono o alla parole di un testo.

 

D. Quello della prossimità è un argomento che hai già trattato, mi pare…

R. In effetti si. Nel 2003 ho realizzato UnderAttack una installazione di video interattivo dove le persone avvicinando una mano ad un monitor mettevano in movimento avanti o all’indietro alcuni video dell’attacco alle torri di New York facendo penetrare con la loro azione gli aerei nelle torri o magicamente annullando il fatto allontanandosi e trasformando simbolicamente gli osservatori in potenziali attentatori o per lo meno corresponsabili del fatto. Ho ricevuto due censure con minacce allegate!
Anyway. All’epoca l’interazione con la prossimità era priva di sonoro, muta per problemi nel software scritto per l’installazione.
Sono ripartito con questo nuovo sistema digitale che permette di associare un suono (la parola è pur sempre un suono) alla prossimità del partecipante all’interazione. Al suo movimento e all’implicitamente richiesto e volontario suo desiderio di avvicinarsi all’opera.
In Napoli milionaria vi è un tavolo coperto con un panno nero sul quale sono disposti degli oggetti simbolici che richiamano situazioni topiche descritte nella commedia: le mazzette di biglietti da Mille Lire, i brillanti per l’arricchimento esibito, il caffé commerciato alla borsa nera e la medicina per Rituzza ammalata. Avvicinando la mano ad uno di questi oggetti si rimettono in movimento una serie di frasi prese dalla commedia originale di De Filippo. Se ci si avvicina il suono/parola procede in avanti mentre se si allontanala mano la parola è ribaltata in tempo reale e pronunciata alla rovescia. Allontanando di più la mano si esce dal campo di azione dell’interattività e il suono viene aggiornato con la frase successiva. Le frasi e le parole proposte fanno riferimento alle parti di commedia dove si recita del caffé, dei brillanti, ecc.

 

D. Come la descrivi appare un lavoro un po’ didascalico…

R. Hai ragione. L’intento però non è di riproporre un bignamino della commedia, ma prendendo spunto da esse e con le sue frasi pronunciate casualmente ricreare attraverso la nostra percezione e memoria, una storia parallela composta di frammenti presi a caso che associati danno origine ad un personale racconto. Una sorta di macchina delle storie possibili. Storie assolutamente personali. Non a caso un prossimo lavoro in costruzione che debutterà a Genova riprende le poesie combinatorie di Raymond Queneau e il suo 100 mila miliardi di poesie in cui l’azione dei visitatori ricombinano i versi di dieci sonetti attivandoli casualmente con la propria mano per creare poesie nuove all’istante.

 

D. Quindi mi stai sottotraccia riparlando di un tema che hai già percorso: il tempo e la sua frammentazione.

R. Perfetto! Ricreo in “studio” quanto viviamo quotidianamente attraverso brani e pezzetti ricevuti dai media più vari: televisione, radio, web. O ancora da voci, frasi, strilli raccolti andando per strada o sul tram e che associamo per raccontarci una storia intima del Tizio che ha incontrato il Tale, bisticciato al telefono con un Terzo, e via ascoltando. Ritengo che la parola abbia un contenuto di senso forse maggiore di una singola immagine per sviluppare il racconto. I film muti avevano le didascalie per raccontare. Un treno muto che entra in stazione non è nient’altro che un treno senza rumore e non ci descrive incontri e viaggi. E poi siamo persi in un oceano di immagini e video. Un po’ di parola e poesia fa bene alla riflessione e al prendersi del tempo per sé.

 

D. Ci descrivi gli altri lavori interattivi di parola?

R. Ho altre due installazioni: Word e Soffio. Il primo è di nuovo un tavolo con gli oggetti disposti sul panno nero e con quattro oggetti che simbolici. I due più a sinistra raccontano, avvicinando la mano, frasi delle storie/poesie di Richard Laing che descrivono rapporti di ordinaria incomprensione: io ti ho detto e tu mi hai detto allora io penso che tu pensi che io pensi, ecc. Gli altri due oggetti contengono due brevi storie rubate a memoria ad avventori di un locale pubblico. Frasi di vita più o meno plausibile e credibile e paranoie. Soffio invece è una installazione composta di quattro bocche un po’ più grandi del naturale fissate a parete, scolpite nel sapone profumato. Sotto ogni bocca è posto un altoparlante. Soffiando in una delle bocche si fanno partire le parole che sono udibili nel rispettivo altoparlante e solo in quello. Le bocche contengono una poesia di Luca Artioli che ringrazio ancora per avermi prestato gentilmente una sua poesia. Mi piace che sia un alito a liberare la parola contenuta nella bocca che ci restituisce una parola profumata.

  

ennio bertrand

 

 

D. Anche in questo caso una lontana reminiscenza di un lavoro antico: La trasmissione di foto profumate attraverso la rete. Smell-Link. O sbaglio?

R. Vero! 1996. Un secolo fa! Museo della radio di Torino e altre quattro postazioni in Europa. Ma rischiamo di aprire troppi argomenti.

 

D. Torniamo all’interattività con la parola/suono. Non mi hai ancora detto come funziona questo nuovo progetto digitale che hai prodotto. Ci fai una descrizione semplice per noi non addetti?

R. Il sistema Theremino è composto da un gran numero di sensori – io ne ho impiegati per ora quattro – composti da quadratini di metallo, di rame, collegati elettricamente ad un circuito che misura costantemente in valori elettrici che cosa li circonda. Se avviciniamo la mano si altera questa sorta di bolla, di spazio di misura e la quantità di cambiamento rilevato è messo in diretta relazione con la lunghezza del brano sonoro/parola da “playare”. Se posso chiederti di elaborare una immagine, pensa che il suono virtualmente stia sopra l’oggetto posto sul tavolo. Se ci avviciniamo è come se lo toccassimo facendolo partire. Man mano che ci si avvicina il suono avanza, se ci fermiamo il suono si arresta o continuando ad avvicinare la mano all’oggetto possiamo ascoltare il suono sino alla fine. È possibile giocare con i suoni muovendo velocemente la mano facendo ripetere ossessivamente un parola come in una moviola che muova rapidamente avanti e indietro un frammento di video. Per il soffio invece attraverso un piccolo microfono celato nella bocca di sapone, viene percepito il soffio di una persona e azionati i vari brani relativi ad ogni bocca. La particolarità sta nell’indirizzare il suono solo alla bocca sollecitata. Forse vale ancora la pene di sottolineare che tutte le funzioni e l’ascolto sono realizzati con dei piccoli computer, che hardware e software sono completamente originali.

 

D. Grazie. Ci affascinano questi nuovi lavori e vorremmo vederli e agirli. Hai in programma qualche appuntamento dove li mostrerai?

R. Per ora solo situazioni da perfezionare per cui non dico nulla. Genericamente a Genova a fine ottobre, forse in studio a Torino per una prova generale, una richiesta vicino a Bari per un lavoro ancora da inventarmi, vedremo. Però attraverso www.postinterface.com comunicherò le prossime mosse. Grazie a te.

 

 


 
 
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